La Storia

Alla scoperta di San Fratello. (San Frareau/San Filadelfio) Uno dei luoghi più singolari al mondo, San Fratello è il paese natale di San Benedetto il moro, patria del Cavallo Sanfratellano, qui furono ritrovate le ossa dei Tre Santi Alfio, Filadelfio e Cirino. E' assai probabile che questo stesso territorio fu sede dell'antica Apollonia di Sicilia. San Fratello è lo scrigno di alcune tra le più belle, misteriose e antiche tradizioni folcloristiche della Sicilia, ad esempio i riti della Settimana Santa con la presenza dei Giudei. Inoltre a San Fratello si parla un'antica lingua galloitalica.



San Fratello discovering, SICILY. (San Frareau/San Filadelfio) The most unique place in the world. San Fratello (San Filadelfio/Apollonia) is the birthplace of St. Benedict the Moor, running free here the famous "San Fratello horse," during Holy Week, we hear the trumpets of the "Jews" and the population speaks an ancient language of origin "galloitalica".




Storia di San Fratello
a cura di Carmelo Emanuele

Grotta di San Teodoro
La Nonna della Sicilia. La Grotta di San Teodoro (oggi, comune di Acquedolci), è questo il punto d’inizio della storia di San Fratello. All’interno della grotta sono stati ritrovati resti di animali risalenti a 200.000 anni a.C. e in uno spazio di tempo valutabile tra i 12.000 e gli 8.000 anni a.C. quest’ampia e suggestiva caverna fu abitata anche dall’uomo. La testimonianza più grande è data dal ritrovamento dei resti fossili di una donna di circa 30 anni, alta 165 cm e vissuta all’incirca 11.000 anni fa, ribattezzata “Thea” la nonna della Sicilia. Le prime tracce antropiche di questo territorio risalgono al paleolitico. La grotta, opera di un fenomeno carsico che scavò un antro nell'interno del monte San Fratello, risulta ricca di reperti di fauna databili al pleistocene: rinoceronti, ippopotami, elefanti nani. Questi resti giunsero nella grotta attraverso inghiottitoi quando la grotta stessa non comunicava con l'esterno. Diverse migliaia di anni dopo, la terra si sollevò e al posto del mare si estese una pianura costiera. Fu allora che giunse l'uomo, come dimostrato dal ritrovamento di numerosi resti umani.

Monte Vecchio o Monte San Fratello
La città sul Monte San Fratello. Sul Monte Vecchio o Monte San Fratello (718 m.s.l.m.) vi sono i resti del primo vero nucleo abitato del territorio di San Fratello. Un'antica città che recenti studi hanno ipotizzato essere Apollonia di Sicilia, fondata a sua volta su un piccolo centro agricolo popolato dai siculi. 
Divisa in due quartieri, la parte più alta nella sommità quasi piana del monte era circondata da mura, aveva nell’entrata una magnifica porta e in città si poteva ammirare il tempio di Venere e l'imponente tempio di Apollo. La parte inferiore della città invece si trovava in una pianura più declive sul monte. Durante il periodo romano, la popolazione di Apollonia ha subito l'infame spoliazione di Verre, Pretore della Sicilia, come possiamo leggere nel III libro delle "Verrinae" al capitolo 43 di Cicerone.


L'area Archeologica sul Monte San Fratello
L’abitato del Monte Vecchio, ha avuto due fasi ben distinte. La prima dal III secolo a.C. fino al I secolo d.C., durante la quale si sono verificate varie distruzioni e ricostruzioni. Una seconda fase invece pare essere di epoca normanno-sveva da porre probabilmente in relazione con il Santuario dei Santi Fratelli, anche in questa fase l’abitato doveva essere notevolmente esteso.
In età normanna, infatti, il Monte venne ripopolato e questo determinò anche la definitiva scomparsa dei resti dell’antica città, infatti tutti i monumenti e le abitazioni furono oggetto di spoliazione. La prestigiosa e antica pietra con cui erano costruiti gli edifici dell’antica acropoli venne utilizzata anche per ampliare il nuovo abitato, poco più distante nei pressi di un grande colosso di pietra (la Roccaforte), cancellando così la memoria e un pezzo di storia di questo territorio.

Panorama di San Fratello dal Monte Vecchio
Da Apollonia a San Filadelfio. Sulla nascita del primo nucleo abitato attorno alla Roccaforte vi sono pareri contrastanti. In effetti dalla scomparsa di Apollonia alla fondazione di San Fratello la carenza di documenti e studi specifici ha creato un “buco storico”, che parte dalla seconda metà del 400 fino al 1100 circa, cioè ai primi documenti storici attendibili sull’esistenza della città di San Filadelfio (la futura San Fratello) e sulle frequentazioni normanne-sveve del Monte Vecchio.
Ma se il grande dilemma degli eventi che si sono susseguiti sul Monte Vecchio tra la fine di Apollonia e l'arrivo dei Normanni sembra irrisolvibile, non è da meno i dubbi che invece si hanno su come e quando, nacque il borgo intorno alla Roccaforte.
Secondo le credenze locali, questo territorio sarebbe legato anche al destino di altre due misteriose città scomparse: Haluntium (Alonzio, Aluntium, Aluntio) e Demenna (Dèmena. Dimnasc).

cartina storica in cui Aluntio viene riportata sul Monte San Fratello
Inoltre, se la presenza greco-romana e normanno-sveva è confermata da studi in proposito, diversamente non sono stati ancora trovati indizi attendibili sulla frequentazione bizantina e araba. A tutto ciò, si aggiunge un altro mistero: infatti un'altra suggestiva ipotesi storica individuerebbe nel colosso di pietra della "Roccaforte" il sito su cui sorgeva il "Castello di Turiano", che i Normanni ribattezzarono "...di San Filadelfio (Philadelpho)".
Proprio il periodo normanno venne caratterizzato dalla presenza di una cittadella fortificata, autentico avamposto militare attorno alla Roccaforte.


Il Periodo Normanno. Tra il 1061 e il 1090 giunti in questo bellissimo territorio, i Normanni ripopolarono parzialmente anche il Monte Vecchio o San Fratello, ma in linea di massima i rottami di Apollonia vennero riutilizzati per fortificare le mura della cittadella militare ai piedi della Roccaforte e allo stesso tempo issare al cielo nuove costruzioni.
La storia tramandata vorrebbe nello stesso periodo il ritrovamento sul Monte Vecchio delle reliquie dei Tre Santi martiri Alfio, Filadelfio e Cirino, trafugate da S.Tecla durante l’invasione dei musulmani. I Normanni, stavano riciclando già i materiali di Apollonia quando trovarono le reliquie; dopo tale ritrovamento decisero di costruire nello stesso punto una costruzione dedicata ai Tre Santi martiri.

Iconografia dei Tre Santi Alfio, Filadelfio e Cirino
Santuario dei Tre Santi sul Monte San Fratello
La chiesetta dei Tre Santi sarebbe una delle prime Chiese di San Fratello, anche se rimane un mistero la notizia riportata dagli storici Luigi Vasi e Benedetto Rubino, i quali affermavano che il tempio cristiano più antico di San Fratello sarebbe la Chiesa dei “Diecimila Martiri”, che si trovava in uno dei punti più elevati dell’antico paese accanto alla Roccaforte. Di questa Chiesa non si seppe più nulla - gli stessi autori sono poco chiari - alcuni ipotizzano che venne distrutta da cause naturali o da assedi, mentre una tesi più suggestiva indica che si trova sotto l’antica Basilica di San Nicolò.
Alcuni teorici della storia di San Fratello ipotizzano periodiche frequentazioni in città della Regina Adelaide, terza moglie di Ruggero I il Normanno e madre di re Ruggero II.
Risale al 1116 un diploma di fondazione del Castello di San Filadelfio. Con la stessa data è identificata la nascita della moderna San Fratello. Difficile dire se si sia trattato di una nuova fondazione o piuttosto di una fortificazione su una città già esistente. Il Vasi e il Rubino fanno notare nei loro studi una coincidenza interessante: alla comparsa del toponimo di San Filadelfio coincide la scomparsa di Demenna come città.
Per essere precisi in questo periodo la città verrà chiamata Santi Fratelli, Castello di San Filadelfio, San Filadelfio, San Fratelli e infine San Fratello (i nomi sono stati italianizzati). Il reale passaggio da uno all’altro nome non è né confermato né provato, ma piuttosto sembra che in epoche vicine venisse utilizzato a volte uno e a volte l’altro, fino al consolidamento definitivo di San Fratello. Ma questo non è avvenuto tantissimo tempo fa, come qualcuno potrebbe pensare, infatti basta visitare i musei delle carte storiche per scoprire mappe seicentesche con ancora riportato San Filadelfio.
E’ assai probabile che i primi secoli di vita della città di San Filadelfio siano stati caratterizzati da una presenza multietnica. Gli abitanti non erano solo Normanni, c’erano siciliani del luogo, greci antichi, bizantini, italiani e lombardi, franchi, ebrei e perfino musulmani. La convivenza più o meno pacifica di questi popoli potrebbe essere stata frutto del buon governo di Ruggero II su tutta l'isola. Antichi quartieri, nobili casati, usi e costumi testimoniano queste presenze nel territorio, anche se la prova inconfutabile potrebbe essere il mix linguistico tramandato nei secoli ed oggi riconosciuto come idioma galloitalico del luogo. Il galloitalico è presente anche in altre colonie sicule, ma a San Fratello vi è la sensazione che abbia subito delle influenze più rilevanti per ognuno dei popoli presenti sul territorio.
La presenza dei popoli del nord verrà rafforzata da una serie di migrazioni dal nord Italia verso la Sicilia; e San Filadelfio diverrà una delle mete preferite.

Esemplari di Cavallo Sanfratellano
Il Cavallo Sanfratellano, altra singolarità del luogo, è probabilmente la conseguenza dell’installazione dell’avamposto militare. Difatti, proprio in questo periodo viveva un’importante fase della sua integrazione fra razze di cavalli provenienti da terre lontane che si unirono su questi monti e allo stesso tempo, davano vita alla nuova razza che lentamente si adattava al vasto territorio dei Nebrodi. A difesa della cittadella militare furono impiegati soldati di ventura di origine longobarda che provenivano dall'Italia settentrionale, e altri mercenari provenienti da regioni ancora più lontane, come la Francia meridionale.


Tra il 1200 e il 1300 il cambiamento culturale che vive la città di San Filadelfio è storicamente il più importante della sua esistenza. Difatti, nello stesso secolo si fanno coincidere le prime apparizioni della caratteristica Settimana Santa Sanfratellana con la presenza dei Giudei.


Anche se è facile imbattersi in ipotesi diverse, lasciando intendere quanto questa arcana manifestazione abbia radici ancora più remote, forse comparsa qualche secolo prima – chissà, che non sia uno strascico dei tempi saraceni - ma finora nessun documento storico è stato ritrovato a riguardo. Una presenza – quella dei Giudei – molto diversa dall’attuale, assai meno sgargiante e rumorosa, ben radicata ancora nella tradizione religiosa.

La discesa dei popoli italici continuerà fino alla salita al trono di Federico II, quindi è probabile che San Filadelfio continuò a crescere fino a tale periodo. Inoltre l’accresciuta importanza sul territorio è testimoniata dal documento che nel 1272 eleverà il Castello di San Filadelfio tra i regi castelli dell’isola.


I padroni di San Fratello. Verso la fine del XIII secolo iniziarono ad alternarsi al potere varie e potenti famiglie dell’isola. Nel 1270 il castello e feudo di San Fratello furono concessi a un milite di nome Giovanni. I successori  furono nell’ordine: l'angioino Guillot d’Alisy, il provenzale Raymond de Puy-Richard e un membro dei Palizzi. Nel 1299 per concessione di Carlo II d'Angiò, San Fratello venne concesso al miles messinese Squarcia Riso. Poi vi fu un periodo di transizione in cui il feudo e il castello tornarono in mano al demanio, a causa principalmente della guerra tra Napoli e la Sicilia, e per un breve periodo anche la curia vescovile gestì il territorio Sanfratellano. Nel 1305 il feudo fu governato dalla potente famiglia messinese e di origine normanna dei Palizzi, nella persona del miles Damiano Palizzi. In seguito passò per pochi anni alla famiglia di origine aragonese degli Alagona e nel 1356, Federico III concesse il feudo al capitano e castellano Guglielmo Ventimiglia, membro della potente famiglia Ventimiglia di origine normanno-ligure.
A partire dal 1361, si alternarono Enrico I Rubeo già conte di Aidone per concessione di re Federico IV, Guglielmo Rosso della famiglia di origine normanna dei Rosso e successivamente, Enrico II Rosso della stessa famiglia. Nel 1392, il re Martino I di Aragona concesse San Fratello a Federico II d'Aragona figlio di Vinciguerra d'Aragona, ma dopo la sua ribellione, il feudo passò agli Oliveri, famiglia messinese di origine spagnola. Federico d'Aragona ottenuta la clemenza del sovrano, ritornò in possesso del feudo, ma due anni più tardi lo perse nuovamente.
Furono anni non certo facili, in cui si registra la presenza della famiglia Muro, fino all’avvento nel 1398 del barone Ongerotto (o Ungerotto) Larcan, famiglia catalana che mantenne il feudo di San Fratello per oltre due secoli, fino al XVII secolo. Dalla seconda metà del Seicento il feudo passò alla famiglia di origine genovese degli Squarciafico, poi ai Sancetta, agli Spatafora, ai Lucchesi, alla famiglia di origine normanna dei Gravina (il cui stemma diventò il simbolo del comune) e di seguito, ai principi di Palagonia. L'ultima famiglia feudale di San Fratello fu quella dei Cupani (o Cupane).

Panorama di San Fratello prima della frana del 1922: in basso a sinistra è ben visibile la Chiesa Santa Maria Assunta; in alto a destra si vede il particolare del campanile e della cupola della Chiesa di San Nicolò di Bari.
Lotte di campanile. Intanto, a partire dal XIII secolo, l’abitato era già ben diviso in quartieri a causa della provenienza culturale abbastanza varia della popolazione. Ma le divisioni cominciarono ad essere importanti e pericolose quando entrò in mezzo la religione, cosa più che seria in tale periodo storico. Una sola cosa metteva tutti d’accordo: “il popolo mal sopportava i governanti e chiedeva a gran voce il ritorno del feudo al demanio”. Ma le preghiere non furono mai ascoltate.
Eppure con l’arrivo al potere dei Larcan, tra il 1400 e il 1600, la città gode di un nuovo e importante periodo storico, infatti, verranno costruite importanti opere religiose e realizzati numerosi palazzi nobiliari, fra cui il Palazzo Mammana (ancora oggi esistente), e diverse famiglie ricche e potenti dell’isola si stabiliscono a San Fratello. Proprio in questo periodo comincia una lotta interna fra le famiglie, frutto di interessi politici e religiosi sempre maggiori. 


Da segnalare che in questa fascia storica a San Fratello nascerà il cittadino più illustre della storia, si chiama Benedetto Manasseri nato nel 1524, e dal 1807 sarà conosciuto in tutto il mondo come San Benedetto il Moro.  
Il 1500 è anche il secolo della costruzione del battistero del SS Crocifisso (1595), mentre agli inizi del secolo (1538/1545) verrà costruita la Basilica di San Nicolò. Difficile dire se si tratta di una costruzione nuova, fondata su un culto esistente oppure no a San Fratello; o trattasi di ricostruzione su altra chiesa, oppure di una ristrutturazione di una precedente Chiesa di San Nicolò per eguagliare e superare in bellezza l’imponenza della Chiesa Maria SS Assunta, riconosciuta come Matrice. 

L'antica basilica di San Nicolò di Bari
Ciò che di sicuro giunge fino a noi sono documenti parrocchiali antecedenti a questa data, quindi il culto doveva già essere presente da secoli a San Fratello, e le foto storiche antecedenti il 1922 ci mostrano una costruzione meravigliosa tanto quanto la Matrice, adornata di un campanile maestoso e poco più tardi, anche da una piazza meravigliosa con una trentina e forse oltre, di statue di personaggi illustri. Da quel momento in poi nulla è stato più come prima, infatti, i “nicolini” invocheranno a gran voce il titolo di matrice sul territorio, mentre i “mariani” difenderanno con le unghie e con i denti ogni attribuzione concessa a suo tempo.
Una tesi diversa dice, che il culto di San Nicola giunse con i Normanni e la Chiesa di San Nicolò di Bari era l’antica Matrice di San Fratello fino a quando, a causa della crescita demografica dell’abitato, non si pensò di costruire un tempio più grande che nel giro di qualche decennio “acquistò” il titolo di Chiesa Madre.

Foto di una processione, sullo sfondo la Chiesa di Maria SS Assunta del XVII sec. 
Così i “nicolini” ristrutturarono e ingrandirono la Chiesa di San Nicolò, rendendola se non superiore, almeno alla pari di quella dei “mariani”, e tale bastò per chiedere indietro il titolo di Matrice che negli anni a seguire si trasformò in una baruffa infinita tra le due potenze religiose.
Secondo diversi storici queste liti avrebbero invece radici ben più profonde e remote, cioè sarebbero dovute allo scisma che colpì la Chiesa Cattolica agli inizi dello scorso millennio e che non risparmiò neppure San Fratello: da una parte un rito greco che si riconosceva nella Chiesa di San Nicolò e dall’altra un rito latino vicino alla Chiesa Maria SS Assunta.
Quest’ultima ipotesi potrebbe avere una chiave di lettura molto più arcana, perché in altri luoghi dove vi furono analogie simili (la città galloitalica di Nicosia è il caso più eclatante), testimonianze storiche affondano le radici al periodo romano-bizantino. Tradotto a San Fratello, quindi, si avrebbe un importante indizio non solo dell’esistenza della città già in epoca bizantina, ma di una sua continuità sul territorio dal periodo romano di Apollonia fino all’arrivo dei Normanni.
Altra cosa importante da sottolineare, riguarda la costruzione di queste imponenti Chiese e di tanti altri edifici di San Fratello. Anche se le date non sono ufficiali, di certo i materiali utilizzati per abbellire le costruzioni provenivano in gran parte dall’antico sito di Apollonia, ormai abbandonato: colonne, marmi, pietre ecc… furono un tesoro che non durò a lungo sul Monte Vecchio e venne ben presto riciclato a San Fratello. Contrariamente a quanto pensato, cioè che furono i normanni a riciclare gran parte di Apollonia, gli indizi dello studioso Fazello (1498-1570) che riferendosi alla città sul Monte Vecchio (da lui identificata come Aluntio) racconta di rovine ingenti e meravigliose; e le costruzioni delle chiese di San Fratello (quasi tutte tra il '500 e il '700) ci fanno supporre che fino agli inizi del '500 il materiale saccheggiato dal Monte San Fratello non era stato molto, e la città si presentava quasi intatta seppur abbandonata. Fu in questo periodo che iniziò la cancellazione del passato greco di San Fratello.

Panorama del centro storico di San Fratello risalente al 1890, al centro della foto sotto la Roccaforte il seicentesco Monastero, in basso a sinistra è riconoscibile la Chiesa Maria SS Assunta.
Il Convento francescano, costruito nei primi anni del '600
Passano gli anni e il potere religioso di San Fratello continua a crescere con la presenza sul territorio di un nuovo Convento di Santa Maria di Gesù (l’attuale chiesa Madre) e la costruzione di un Monastero di Benedettine, di riformati (entrambi costruiti tra il 1600 e il 1617) di domenicani e del terzo ordine di San Francesco, veri centri di cultura umanistica. A ciò si aggiungeva l’istituzione di un tribunale ecclesiastico, la biblioteca cinquecentesca e dal 1747 l’ambito privilegio di essere sede del Capo della Prefettura, con giurisdizione su 24 comuni. Il professore Sebastiano Salomone, nella sua opera "Le Province Siciliane", pubblicato nel 1888, parlando di San Fratello scriverà: “è un Comune Capoluogo di Mandamento".
Ma intanto a San Fratello la lotta tra le due superpotenze religiose arriverà a scomodare anche la Santa Sede. Si litiga su tutto: per il territorio, per la dipendenza degli altri edifici Sacri sparsi nel comprensorio, per le feste e le processioni. Tant’è che alcune di esse subiranno delle variazioni per accontentare tutti. Basti citare la Festa dei Tre Santi, Patroni della città: il 10 maggio due processioni partivano dalle due chiese, una andava al Santuario sul Monte Vecchio (come attualmente succede), mentre l’altra contemporaneamente si recava in direzione contraria in quello che verrà oggi chiamato Monte Nuovo.

foto risalente al 1890 lungo il corso pirncipale
L'apice prima del tracollo. La città di San Fratello è abitata principalmente da gente umile, contadini, allevatori, artigiani ecc... ma circa un centinaio di famiglie residenti sono tra le più ricche e potenti della Sicilia, e cominciano una lotta di possedimenti e interessi che si trascinerà perfino nell’abbellimento delle Chiese di San Fratello. Sia nel centro abitato quanto nelle campagne non passa troppo tempo senza che venga costruita o abbellita una Chiesa o una Cappella.

Chiese di San Fratello agli inizi del 1900
Chiesa di Santa Maria Assunta (Matrice), da cui dipendevano sette chiese urbane minori:
 - Chiesa di San Pietro Apostolo
 - Chiesa di San Giacomo
 - Chiesa di San Benedetto da San Fratello
 - Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola
 - Chiesa di San Sebastiano Martire
 - Chiesa Maria SS Delle Grazie
 - Chiesa dei Tre Santi Alfio, Filadelfio e Cirino, quest'ultima sul Monte Vecchio. Annesso alla chiesa - riferisce il Vescovo - c'era un santuario, abitato da più eremiti, che vivevano di elemosine e della rendita di un fondo rustico. Queste vengono definite chiese filiali urbane.
Sempre dalla Chiesa Matrice dipendevano altre sette Chiese rurali sparse nel territorio:
 - Chiesa di San Giuseppe e Sant'Antonio, nel territorio delle Acque dolci
 - Chiesa di San Pancrazio Vescovo e Martire, ubicata nel fondo detto "Abbazia"
 - Chiesa di Sant'Elena
 - Chiesa di San Niceto
 - Chiesa di San Dionisio
 - Chiesa di Sant'Ignazio
 - Chiesa di Sant'Antonino

Chiesa di San Nicolò di Bari, considerata una seconda Matrice che per magnificenza, arredi e suppellettili, per i tesori d'arte e per gli ori e gli argenti, non era inferiore in nulla alla chiesa Madre. Da questa Chiesa dipendevano sei chiese urbane minori:
 - Chiesa della Maddalena
 - Chiesa Maria SS Del Rosario
 - Chiesa del SS Crocifisso
 - Chiesa di San Paolo Apostolo
 - Chiesa di Sant'Antonio Abate
 - Chiesa di San Michele Arcangelo
Dalla Chiesa di San Nicolò dipendevano anche altre sette chiese sparse nel territorio:
 - Chiesa Maria SS Del Carmine
 - Chiesa di San Francesco di Paola
 - Chiesa di Santa Cristina
 - Chiesa di Sant'Anna
 - Chiesa di San Giuseppe
 - Chiesa Maria SS Della Tedesca
 - Chiesa di San Giacomo Apostolo

In poco meno di un secolo San Fratello, grazie ai suoi tesori religiosi e aristocratici, diventa uno dei centri più ricchi dell’isola, il primo nella nuova Diocesi di Patti. Eppure, paradossalmente il 90% della popolazione viveva in condizioni non proprio facili. La contraddizione regnava nel centro abitato, dove ad un palazzo di pregiata fattura e ricco di ogni ben di Dio, si contrapponevano una decina di case povere e piccolissime, spesso dimora di famiglie numerose.

Primi Censimenti di San Fratello
Anno 1595, abitanti 2.300 circa
Anno 1652, abitanti 3.419
Anno 1713, abitanti 3.236

N.B.: secondo lo studioso Di Pietro la perdita di abitanti dal 1652 al 1713 è dovuta ad un violento terremoto che distrusse alcune abitazioni e probabilmente determinò morti e feriti (il famoso terremoto del Val di Noto del 1693). Lo stesso studioso rafforza la sua tesi descrivendo quanto il terrore del terremoto sia presente anche nella cultura sanfratellana, come dimostra la lingua galloitalica locale (terremoto in galloitalico anticamente si diceva "terrafierma", cioè terraferma quasi ad implorare/ordinare la cessazione dell'evento). Un'altra prova che farebbe supporre l'idea del terremoto ci giunge dai documenti storici della vicina Mistretta, dove fonti abbastanza attendibili raccontano nello stesso periodo di crolli di diverse abitazioni a causa di un terremoto nel 1693, ricordato nella devozione mariana del popolo mistrettese per non aver subito vittime.

Oltre all’aspetto religioso, l’importanza di San Fratello fu caratterizzata per essere un importante centro militare sul territorio, testimoniato soprattutto sotto il governo spagnolo quando la città fu nominata tra le dieci prefetture militari della Sicilia, presso cui convenivano le milizie di gran parte dell’isola. I comuni soggetti a militare sotto le bandiere di San Fratello furono: Alcara li fusi; Capizzi; Caronia; Castanea; Cerami; Gagliano; Galati; Gangi; Geraci; Longi; San Marco; San Mauro; Militello; Mirto; Mistretta; Motta; Nicosia; Pettineo; Pollina; Reitano; San Salvatore; Santo Stefano; Tortorici; Troina; Tusa.

1922 una violenta frana distrugge gran parte del centro abitato 
La tragedia delle frane. Verso la fine dell’800 San Fratello è un paese pieno di palazzi storici e nobiliari, ha dato i natali a Santi e Teologi, è sede della prefettura, di antichi tribunali, conventi, biblioteche, due arcipreture. A San Fratello vivono alcune tra le più potenti famiglie siciliane. I sanfratellani sono un popolo molto colto (per la media dell’epoca) e devoto, hanno tradizioni antichissime, parlano un raro dialetto galloitalico e pregano nelle splendide chiese che nei secoli hanno edificato ed arricchito di suppellettili e arredi sacri preziosi. Le Chiese di Santa Maria Assunta e San Nicolò sono autentiche perle di bellezza, ma anche le altre chiese esistenti sul territorio sono arredate con opere d'arte di valore inestimabile: marmi, balaustre, altari e pulpiti del Gagini, crocifissi del Fra Umile e dei più grandi scultori siciliani.
A San Fratello ci sono importanti sedi su tutti i settori, dall'artigianato al commerciale, al culturale e così via. Oltre ai prestigiosi edifici anche costruzioni barocche, arricchite da tele e quadri di rara bellezza. In base all'economia dell'epoca, il centro è tra i più ricchi e potenti della provincia, ma ancora non tutti sanno che San Fratello ha però il suo tallone di Achille nella terra sotto la quale sorge da oltre un millennio. Infatti la conformità del terreno è di natura franosa e gran parte di questa ricchezza verrà spazzata via dalle frane.
La storia più recente di San Fratello è infatti macchiata da tre grosse frane a memoria d’uomo, senza contare i tanti piccoli movimenti che hanno interessato l'abitato. La prima fu nel 1754, di cui si tramanda l'opera di Francesco Ferdinando dei Palagonia, che governava in quel periodo; egli ricostruì il paese e permise a chi era rimasto senza casa, di rientrare in possesso della stessa dopo un certo numero di anni col pagamento di una somma rateizzata. Questa prima frana colpì all'incirca nella stessa zona dove un secolo e mezzo dopo sparì un terzo del paese. A raccontarcelo è lo studioso Vasi nelle sue "memorie". 
La seconda terribile frana colpì il cuore di San Fratello l'8 Gennaio 1922, fu la più violenta, distruggendo quasi tutto il centro abitato. Dopo la frana, Benito Mussolini giunge in visita a San Fratello, per valutarne i danni. Il Governo del duce, coadiuvato dal politico e militare sanfratellano Antonino Di Giorgio, decise di ricostruire San Fratello sulla vicina costa, dove già da qualche decennio era stato costruito un Castello “vedetta”, e da qualche anno si era anche formata una piccola frazione, denominata “la marina”.
Il progetto è ambizioso, poiché San Fratello negli anni ’20 era riconosciuta come una delle cittadine più importanti dell’isola, grazie alla sua storia e ai suoi personaggi illustri; ed era la quarta/quinta cittadina più popolosa della provincia.
Nella frazione costiera si progetta la nuova San Fratello in grande stile, con la chiara influenza fascista dovrà essere una città punto di riferimento del vasto territorio dei Nebrodi.  
Ma negli anni, violenti scontri si susseguirono fra i cittadini della frazione marina e i cittadini rimasti alle pendici della Roccaforte a difesa del vecchio territorio. Così dopo alcuni anni travagliati caratterizzati da spaccature interne, nel 1969 la frazione marina ottiene l'indipendenza e diviene comune a se stante. Si chiamerà Acquedolci e diventerà in breve una solare cittadina della costa tirrenica, ma nulla in confronto a ciò che sarebbe dovuta diventare se il progetto originale che prevedeva la delocalizzazione totale di San Fratello si fosse attuato e compiuto nel primo decennio del post-frana, come era stato stabilito in principio.
La terza più recente frana che ha colpito San Fratello è datata 14 febbraio 2010. Questo ultimo disastroso movimento ha interessato i quartieri posti ad est del promontorio (Stazzone, Fontana nuova, Riana e San Benedetto) su cui sorge l’abitato. In seguito al disastro inizialmente sono stati evacuati circa 2.000 abitanti. Circa 300 abitazioni vengono lievemente danneggiati ed una cinquantina dovranno essere abbattuti, fra questi le scuole elementari e la nuova Chiesa di San Nicolò di Bari ricostruita nel quartiere Stazzone dopo che la frana del 1922 ne aveva danneggiato seriamente la struttura. 


Popolazione di San Fratello dall’Unità Nazionale ad oggi
1861   7.262 abitanti
1871   7.482 abitanti
1881   7.953 abitanti 
1901  10.214 abitanti
1911  10.455 abitanti
1921  10.989 abitanti
1931  10.012 abitanti
1941  10.737 abitanti
1951  11.737 abitanti
1961  12.113 abitanti
1969  Separazione di Acquedolci (- 4.530 abitanti)
1971   6.457 abitanti  
1981   5.420 abitanti
1991   5.055 abitanti
2001   4.561 abitanti
2011   3.942 abitanti

La Roccaforte, sopra la quale si trovava un Castello andato perduto probabilmente dopo il terremoto del 1693
Senza parte del passato e con un futuro incerto. Lo storico paese ha rischiato di scomparire per sempre e con esso tutte le sue singolarissime particolarità. Ma la fede e il carattere di questa antica popolazione è più che una speranza, per dare a questo misterioso territorio il futuro che merita. Dell'antica acropoli sul Monte Vecchio sono rimaste poche mura a testimoniare l'antico splendore della città. Il Castello sulla Roccaforte è misteriosamente scomparso, si ipotizza che il crollo sia stato in seguito al terremoto del 1693; questo coinciderebbe con la fortificazione del Castello nella frazione marina. Nella frana del '22 oltre alle costruzioni ed a numerosi documenti storici, molte ricchezze che abbellivano gli edifici e le chiese di San Fratello vennero perse sotto le macerie. I tesori della Chiesa Matrice invece furono in gran parte recuperati e portati nella Chiesa del Convento (eletta a nuova matrice) e, gli stessi, nel 1982 furono trafugati dai ladri: allora si parlò di un furto di circa 2 miliardi e mezzo di lire, una perdita gravissima per San Fratello. Il centro storico rimasto illeso alle tante frane venne ben presto abbandonato dagli abitanti, ed oggi si presenta semi-deserto. 
Persa anche l’appartenenza della grotta di San Teodoro (più vicina al nuovo comune di Acquedolci), luogo d'inizio della storia di San Fratello, il paese si affaccia in questo nuovo millennio con le ferite ancora aperte dalle disgrazie dell’ultimo secolo, da cattive gestioni del territorio di persone che hanno fatto più male che bene, e dalla recente frana che ha paralizzato l’economia (già deficitaria), con l’esilio forzato di un quarto degli abitanti. 
Oggi San Fratello lotta per sopravvivere e non far cadere nell’oblio un luogo ricco di storia, di arte e di tradizioni uniche al mondo, perché è in questi luoghi che si trova “una delle particolari e misteriose chiavi di cultura della storia dell’uomo”.

Il Generale Antonino Di Giorgio
I personaggi illustri. San Fratello ha avuto nella sua storia uomini e personaggi illustri, oltre alle grandi e potenti famiglie ricordate, citiamo: San Benedetto il moro (1524/1589), monaco e santo italiano. Anche noto come S. Benedetto da San Fratello o San Benito da Palermo, viene venerato come santo dalla Chiesa Cattolica. Nel 1652 fu eletto dal Senato di Palermo tra i santi patroni della città, e nel 1807 fu canonizzato da papa Pio VII dopo un lunghissimo processo; è il primo santo nero canonizzato con regolare processo canonico; Luigi Vasi (1829/1902), sacerdote, storico, linguista e intellettuale; Costanzo il Castorina, vescovo di Lentini e già abate di diversi monasteri Basiliani in Sicilia; le vergini Brigida Carbonetto e Alessia Steccatofra Serafino benedettinoDomenico Giovanni Candela (1541/1606), insigne teologo e predicatore dei Gesuiti dal 1564, per oltre 35 anni ricoprì incarichi di governo tra la Sicilia e Napoli all'interno dell'ordine; Giuseppe Caiola, predicatore gesuita, generale della Compagnia di Gesù in Sicilia; Filadelfio Caroniti (1906/1979) politico e deputato italiano; Giuseppe Ricca Salerno (1849/1912), professore di scienza delle finanze all'università di Pavia ed economia a Modena e Palermo; Paolo Ricca Salerno (1889/1951) economista e professore universitario; lo studioso della lingua e delle tradizioni di San Fratello, scrittore e antropologo Benedetto Rubino (1884/1958); il figlio Cirino che fu Generale di Divisione Comandante la gloriosa 132a Divisione corazzata “Ariete” e poi, Generale di Corpo d’Armata e Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano,  Comandante in seconda del Corpo di Stato Maggiore EsercitoAntonino Di Giorgio (1867/1932), generale e politico italiano, ministro della guerra nel periodo fascista; Saverio, Ferdinando e Mario Adelfio LatteriBenedetto Craxi, padre di Vittorio e nonno di Bettino Craxi, ex-segretario socialista e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987; i nonni di Al Pacino, il celebre attore americano; Ferdinando Tetamo, dotto letterato e scrittore, autore di grossi volumi riguardanti le feste stabili dell'anno civile, e quelle mobili dell'anno ecclesiastico, promotore della ricostruzione del paese dopo la frana del 1754; Cirino Scaglione, ingegnere e poeta; Benedetto Di Pietro (1942), poeta e scrittore; San Fratello ha dato i natali anche a prestigiosi e conosciuti Cavalieri della Guerra.


i Sindaci di San Fratello

Periodo Borbonico
seconda metà del '700
Paolo Collura
prima metà del '800
Agostino Collura
dal 21/08/1843
Luigi Rotelli
dal 31/07/1849
Francesco Maimone
dal 16/01/1850
Francesco Rotelli
dal 25/10/1854
Luigi De Gaetani (facente funzioni)
dal 15/12/1855
Francesco Rotelli
dal 08/05/1856
Francesco Maimone


Regno d'Italia
dal 21/04/1861
Agostino Collura
dal 24/11/1861
Paolo Di Giorgio Collura (facente funzioni)
dal 24/05/1862
Francesco Latteri
dal 13/03/1864
Paolo Di Giorgio Collura (facente funzioni)
dal 01/05/1864
Francesco Latteri
dal 28/07/1864
Paolo Di Giorgio Collura
dal 27/01/1867
Alfonso Taormina (facente funzioni)
dal 06/10/1867
Ignazio Di Giorgio Collura
dal 18/04/1869
Giuseppe Buongiorno
dal 04/01/1870
Alfonso Taormina
dal 06/11/1870
Salvatore D'Amico
dal 19/03/1872
Nicolò Scaglione
dal 27/04/1873
Federico Latteri
dal 01/01/1877
Benedetto Mammana (Assessore con funzioni di sindaco)
dal 15/04/1877
Alfonso Taormina (Assessore con funzioni di sindaco)
dal 25/04/1878
Federico Latteri
dal 27/04/1879
Federico Latteri Celsa
dal 28/03/1880
Alfonso Di Giorgio
dal 11/08/1880
Federico Latteri Celsa
  rieletto il 12/12/1882
Federico Latteri Celsa
dal 06/05/1884
Benedetto Ricca Salerno
dal 22/04/1902
Giuseppe Lo Cicero (facente funzioni)
dal 01/03/1905
Benedetto Mammana
dal 03/05/1906
Filadelfio Latteri
dal 11/08/1907
Giuseppe Lo Cicero
dal 18/09/1907
Benedetto D'Amico
dal 03/01/1915
Michele Gagliani
dal 12/03/1920
Claudio Mercadante (Commissario Prefettizio)
dal 09/05/1920
Luigi Monaco (Regio Commissario)
dal 13/11/1920
Michele Gagliani
dal 16/01/1921
Giuseppe Portale (Assessore Anziano con funzioni di sindaco)
dal 06/01/1922
Benedetto Ricca Salerno

Salvatore Castellana (Commissario Prefettizio)
dal 26/10/1922
Francesco Rotelli Di Giorgio (Assessore Anziano con funzioni di sindaco
dal 01/02/1923
Filadelfio Versaci (facente funzioni)
dal 23/04/1924
Giovanni Di Salvo (Regio Commissario)
dal 06/06/1924
Michele Galata (Regio Commissario)
dal 09/12/1924
Bruno Camillo (Commissario Prefettizio)


Periodo Fascista
dal 17/06/1926 al 31/12/1929
Alfio Lo Cicero (Podestà)
dal 12/07/1930
Antonio Brunelli (Commissario Prefettizio)
dal 02/05/1932
Francesco Ricca (Podestà)
dal 22/02/1936
Benedetto Palazzo (Podestà)
dal 13/04/1940
Corrado Milazzo (Commissario Prefettizio)
dal 22/01/1941
Benedetto Mancuso (Commissario Prefettizio)
dal 20/01/1942
Giovanni Gervassuti (Commissario Prefettizio)
dal 24/10/1942
Francesco Andaloro (Commissario Prefettizio)
dal 06/03/1944
Benedetto Mancuso


Repubblica
dal 21/10/1944
Cirino Scaglione
dal 08/06/1949
Salvatore Ricca
dal 31/05/1952
Cirino Scaglione
  rieletto il 02/04/1955
Cirino Scaglione
dal 23/06/1956
Giuseppe Lo Cicero
dal 03/12/1960
Filadelfio Gambitta
dal 29/07/1961
Salvatore Ricca
dal 04/01/1965
Alfonso Vincenzo Rotelli
dal 09/01/1970
Giuseppe Calogero (Commissario Regionale)
dal 20/07/1970
Filadelfio Caroniti
dal 10/08/1975
Giuseppe Granata
dal 08/08/1978
Salvatore Bellitto
dal 12/12/1978
Vincenzo Carcione
dal 14/07/1980
Benedetto Manasseri
  rieletto il 12/05/1985
Benedetto Manasseri
  rieletto il 26/05/1990
Benedetto Manasseri
dal 15/02/1993
Antonino Reitano
dal 20/09/1993
Giovanni Ciraolo (Commissario Regionale)
dal 24/11/1993
Antonino Caiola (Commissario Regionale)
dal 31/01/1994
Salvatore Mangione
dal 24/05/1998
Giuseppe Ricca
  rieletto il 26/05/2003
Giuseppe Ricca
dal 06/2008
Salvatore Sidoti Pinto
dal 10/06/13                           Mario Francesco Fulia

Fonti Bibliografiche:
- Folklore di San Fratello, B.Rubino, Palermo 1914
Delle origini e vicende di San Fratello, L.Vasi, Palermo 1882
Memorie, L.Vasi, Lugano 1893
Personaggi storici di San Fratello, S. Di Fazio, 2006
- Convegno sul galloitalico, B. Di Pietro, 2012
- I galloitalici messinesi, S. Riolo, 2007
- Città-giardino: il piano di Acquedolci, P. Faranda, Palermo 2010
- Apollonia, indagini archeologiche sul Monte San Fratello, C. Bonanno,
- L'epopea dei lombardi in Sicilia, S. Mangione
Dizionario topografico della Sicilia di Vito Amico (1697-1762), tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo  a Palermo nel 1855

Commenti

  1. La Storia
    Alla scoperta di San Fratello

    Lodevole iniziativa quella di ricordare ai tanti, ai molti appassionati di Storia sanfratellana, antica e moderna. Molto ben fatta e corredata di foto ricordo: gemme incastonate nel racconto.
    Il rievocare giorni fausti e purtroppo anche funesti mi è di aiuto, rinvigorisce il mio intelletto e rinverdisce le mie lunghe e ataviche radici, rendendomi orgoglioso di cotanta stirpe.
    Una segnalazione però mi è doveroso fare e, la faccio. Certamente, non una omissione voluta ma, una dimenticanza.

    Infra tutti i nomi dei personaggi “illustri” elencati, è stato omesso quello di CIRINO RUBINO, figlio nobile di San Fratello e primogenito del Professor Benedetto, che fu :
    Generale di Divisione Comandante della gloriosa 132a Divisione corazzata “Ariete”, e poi, Generale di Corpo d’Armata Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano; Comandante in seconda del Corpo di Stato Maggiore Esercito.

    Uniquique suum

    Salvatore Emanuele - Firenze

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